Rio 2016, storie olimpiche: Annibale Frossi

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Inizia con questo articolo una breve e intenso viaggio nella storia delle Olimpiadi estive. In vista di Rio 2016 le storie olimpiche del blog Ama la Maglia portano sotto i riflettori campioni che con il loro abbigliamento hanno segnato la storia dello sport. Iniziamo da Annibale Frossi, il calciatore con gli occhiali, bomber della Nazionale italiana di calcio a Berlino 1936.

Annibale Frossi, friulano di Muzzana del Turgnano, classe 1911, era un fenomeno eclettico: calciatore, laureato in giurisprudenza, allenatore e anche giornalista e commentatore per il Corriere della Sera e La Stampa. Uno studioso e un tattico che amava il difensivismo: per questo era chiamato “dottor Sottile” come ha scritto il Corriere della Sera il 28 febbraio 1999. Due giorni dopo la morte di Frossi a Milano causata da una polmonite.

Annibale Frossi è ricordato come il “calciatore con gli occhiali”: era affetto da miopia e non si separava mai dalle lenti che legava con un elastico dietro la nuca anche quando era in campo a giocare a calcio. Ha vinto due volte lo scudetto e una volta la Coppa Italia indossando la maglia dell’Inter tra il 1937 e il 1940. Ma la sua vittoria più importante è la medaglia d’oro alle Olimpiadi estive di Berlino nel 1936.

Il ct Vittorio Pozzo lo convoca per la Nazionale olimpica quando Annibale Frossi gioca in Serie B nell’Aquila. Una selezione con soli calciatori esordienti in azzurro e senza i campioni del mondo del 1934. Non potevano giocare i professionisti, ma solo i dilettanti. Vittorio Pozzo racconta così i metodi della sua selezione nella sua biografia:

Dovevo attenermi agli studenti e chiamai i giuocatori uno ad uno individualmente, ben deciso a non mandare indietro chi avevo convocato. Dovevo anche in quel caso arrivare al numero di ventidue […] Uno per uno, affluirono tutti: Piccini della Fiorentina, Baldo della Lazio, Biagi del Pisa, Marchini della Lucchese, Cappelli del Viareggio, Scarabello dello Spezia, Venturini della Sampdoria. Tutti studenti autentici, e ragazzi di buona famiglia. Poi vennero Foni e Rava della Juventus, e Bertoni del Pisa, e buoni ultimi Frossi e Locatelli, già in procinto di essere accaparrati dall’Ambrosiana

Frossi è un attaccante e non si smentisce: capocannoniere del torneo a Cinque Cerchi con 7 reti segnando in tutte e quattro le gare disputate. Compresa la doppietta contro l’Austria in finale che vale la medaglia d’oro per l’Italia. Finora la prima e unica volta del calcio sul gradino più alto del podio ai Giochi. La data: 15 agosto 1936. Lo racconta ancora Pozzo nelle sue memorie:

In quei cinque giorni di attesa, fra la semifinale e la finale, ad aiutarci fu Jesse Owens. Sì, proprio lui, il negro che aveva vinto o stava vincendo i 100 metri, i 200, il salto in lungo, la staffetta 4 per 100. Abitava nel villaggio olimpico in un’altra casetta, a due passi da noi. Veniva a visitarci, dopo cena, con una chitarra ed una fisarmonica. E suonava, e ballava la danza del ventre. Gli piaceva la nostra compagnia, perché diceva che gli italiani ridevano sempre, e così rumorosamente

Annibale Frossi è l’eroe di quella spedizione e il calciatore facilmente riconoscibile: è quello che indossa gli occhiali tondi con una montatura scura. Vetro infrangibile: glieli procura lo stesso ct Pozzo. Frossi è l’uomo simbolo di una Nazionale inizialmente poco considerata, come lui stesso ammetterà:

L’indifferenza generale ci accompagna e i più noti critici sportivi non credono in noi. Ci definiscono una buona compagine, ma nulla più. Noi invece siamo sicuri delle nostre forze e abbiamo l’intima convinzione che sapremo superare ogni aspettativa

Dopo Berlino Annibale Frossi gioca ancora due partite in azzurro: una con la Nazionale B e una con quella Maggiore segnando una rete contro l’Ungheria. Uno dei bomber con la miglior media gol. Ma dopo le Olimpiadi non corona il sogno dei Mondiali con l’Italia: nel 1938 gli viene preferito Piero Pasinati e Frossi non vince anche il titolo di campione del mondo in Francia. Un ciclo d’oro del calcio italiano con i trionfi ai Mondiali 1934 e 1938 e l’oro alle Olimpiadi del 1936 (che ai tempi era come un piccolo torneo mondiale).

Anni dopo il ct Pozzo ricorda nelle sue memorie quell’estate:

Era la vera squadra dei giovani: venti, ventun anni e poco più… E si era andati avanti… E la cosa era riuscita… L’avevamo fatta grossa. Avevamo vinta una Olimpiade

Ma chi erano gli undici eroi di Berlino? Venturini, Foni, Rava, Baldo, Piccini, Locatelli, Frossi, Marchini, Bertoni I, Biagi, Gabriotti. In panchina il commissario tecnico unico Vittorio Pozzo.

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