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Perché la maglia della Danimarca senza loghi ai Mondiali 2022 fa parlare di sé?

Una protesta contro i lavoratori morti o feriti nei cantieri in Qatar. Ricostruiamo i fatti in ordine cronologico

La maglia della Danimarca senza loghi ai Mondiali 2022 è stata lanciata il settembre 2022 alla vigilia delle ultime partite della Nations League contro Croazia e Francia. Una scelta inizialmente poco comprensibile, visto che i loghi sulle divise sono tono su tono dello stesso colore rosso della maglia: abbiamo visto quella rossa e una nera, che è il terzo kit per la Coppa del Mondo.

Il 28 settembre è arrivata dallo sponsor tecnico Hummel la spiegazione: si tratta di una presa di posizione per i diritti umani che non sono rispettati in Qatar. Infatti migliaia di operai sono feriti o morti nei cantieri per i Mondiali e lavorano in una condizione di pericolo. Quindi il marchio che veste la federcalcio danese supporta la nazionale scandinava, ma non vuole apparire a margine di una manifestazione organizzata dal governo qatariota.

Da dove inizia questa vicenda? Proviamo a ricostruire i fatti con gli aggiornamenti.

La Danimarca passa il girone di qualificazione per Qatar 2022 a fine 2021. La federcalcio danese subito commenta il risultato sportivo dicendo che si impegna a mettere un riflettore sui diritti umani e su quanto accade nei cantieri dei Mondiali di calcio, come riporta l’agenzia Reuters.

A cosa si riferisce la Dbu? A novembre 2021 in un report di 48 pagine Amnesty International dichiara che migliaia di migranti sono imprigionati e sfruttati nei cantieri dei Mondiali 2022 e che vengono pagati con salari sotto il minimo. Sempre nel 2021 è il britannico Guardian riferisce di 6.500 morti bianche per Qatar 2022: questo il numero di lavoratori deceduti provenienti da India, Pakistan, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka da quando, nel 2010, il Paese mediorientale ha ottenuto il diritto di ospitare l’evento. Guardian cita fonti governative.

Jakob Jensen, a capo della Dbu, dice apertamente: “Siamo da sempre molto critici sui Mondiali in Qatar”. La risposta del governo qatariota è una secca smentita di tutto quanto. Jensen promette a fine 2021 di continuare a tenere un faro acceso sulle condizioni dei diritti umani in Qatar, il governo locale risponde che molti cambiamenti sono in atto proprio per garantire la sicurezza sui cantieri e per i lavoratori. La chiusa della Dbu coinvolge anche i partner della federcalcio danese: “Anche i nostri partner sono impegnati in questa causa e supportano la nazionale, non il paese organizzatore”.

Divise della Danimarca senza loghi a Qatar 2022

Siamo a settembre 2022 alla presentazione delle nuove divise per i Mondiali in Qatar. Con la pausa per giocare le partite delle nazionali le 22 finaliste scendono in campo con i nuovi kit in vista dell’evento tra novembre e dicembre in Qatar. La Danimarca presenta tre divise: una rossa, una bianca e una nera. Sono monocromatiche, i loghi di Hummel e Dbu sono dello stesso colore della maglia.

A distanza di qualche giorno, dopo aver visto la maglia nera contro la Croazia e quella rossa contro la Francia, lo sponsor tecnico Hummel pubblica sui suoi social media un comunicato con la presa di posizione.

“Volevamo lanciare un duplice messaggio. Le maglie non si ispirano solo a Euro 92, il più grande successo calcistico della Danimarca, ma anche a una protesta contro il Qatar e il mancato rispetto dei diritti umani. Ecco perché abbiamo uniformato il nostro logo. Non vogliamo essere visibili durante un torneo che è costato la vita a migliaia di persone. Sosteniamo la nazionale danese fino alla fine, ma questo non è come sostenere il Qatar come nazione ospitante. Crediamo che lo sport debba unire le persone. E quando non succede, vogliamo fare una dichiarazione”.
La terza maglia è nera.
“Il colore del lutto. Il colore perfetto per la terza maglia della Danimarca per la Coppa del Mondo di quest’anno. Mentre sosteniamo la nazionale danese fino in fondo, questo non va confuso con il sostegno di un torneo che è costato la vita a migliaia di persone. Desideriamo – si ribadisce in un secondo post – fare una dichiarazione sui diritti umani del Qatar e sul trattamento dei lavoratori migranti che hanno costruito gli stadi della Coppa del Mondo”.

Quindi in estrema coerenza con quanto dichiarato dalla Dbu a fine 2021 con la qualificazione a Qatar 2022 in mano. E infatti anche il logo della federcalcio danese è oscurato, nel senso che è tono su tono con il colore della maglia.

La reazione del governo del Qatar. Ovviamente la risposta ufficiale non si è fatta attendere e, insieme all’organo di organizzazione dei Mondiali, dice:
“Il torneo non è costato la vita a migliaia di persone e contestiamo quanto detto da Hummel. Respingiamo con tutto il cuore la banalizzazione del nostro genuino impegno a proteggere la salute e la sicurezza dei 30.000 lavoratori che hanno costruito gli stadi della Coppa del Mondo FIFA e altri progetti di tornei”.
Lo ha detto sempre alla Reuters un portavoce del comitato organizzatore locale. Aggiungendo che lo stesso impegno si estende ora a 190.000 lavoratori durante il mese dell’evento tra ospitalità e altre attività.

Il britannico Sportsmail lancia una provocazione. Secondo lo sportivo del Daily Mail la presa di posizione di Hummel è da considerare solo una provocazione di marketing, perché il marchio produce il 30,5% dei suoi capi in Cina. Un altro paese che è nel mirino di inchieste per il non rispetto dei diritti umani dei lavoratori. Sul sito di Hummel viene detto che l’azienda si affida ad aziende cinesi che riconoscono un giusto salario ai loro dipendenti e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Interpellata da Sportsmail, per ora, Hummel non risponde.

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