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Numeri sulle maglie da calcio: la rivoluzione nel 1922 in Australia

Il match tra Australia e Nuova Zelanda giocato a Dunedin il 17 giugno del 1922 è una pietra miliare del calcio mondiale. La frase può far sorridere, ma c’è un’importante novità in questa partita tra rappresentative nazionali: i numeri sulle maglie da calcio per identificare i calciatori in campo. La Fifa varerà questa regola solo 28 anni più tardi in occasione dei Mondiali del 1950 in Brasile. Ma andiamo con ordine, perché il libro “Burning Ambition – The Centenary of Australia-New Zealand Football Ashes” di Nick Guoth e Trevor Thompson (Fair Play publishing) ricostruisce parecchi momenti e dettagli interessanti.

In questo post avevamo raccolto la testimonianza della prima partita di club giocata da due squadre con le maglie numerate: la finale di US Open Cup tra i Fall River Marksmen e i Vesper Buick il 30 marzo 1924 a St. Louis. Anche in questo caso non siamo nel Regno Unito, dove il calcio è stato inventato e codificato ma negli Usa. Torniamo però al continente australiano e il libro di Guoth e Thompson riporta che l’utilizzo dei numeri sulle divise dei calciatori era prassi già nel 1904 e 1905.

La Nuova Zelanda, ispirata dal rugby, mette i numeri sulle maglie da calcio

Lo testimoniano i due tour organizzati da Nuova Zelanda e Nuovo Galles del Sud. I numeri servivano a identificare e riconoscere i giocatori in campo da parte del pubblico sugli spalti che aveva a disposizione una pubblicazione con le informazioni. Se a livello locale i giocatori erano conosciuti, a livello nazionale australiano e transnazionale (quindi anche Nuova Zelanda) era difficile per il pubblico riconoscerli. L’abitudine di numerare le maglie dunque è una necessità ed è mutuata dal rugby neozelandese: già nel 1897 gli All Blacks viaggiavano per i test match fuori casa con le divise cifrate.

Un fatto interessante è la modalità di numerazione delle maglie, che certo agli albori non era quella poi classica dal portiere (1) all’attaccante (11). I primi anni del secolo scorso la Nuova Zelanda era in tour alle porte di Sydney contro una rappresentativa locale chiamata Metropolitans: le poche informazioni dell’epoca riportano che i portieri non avevano la maglia numerata e che i giocatori in campo erano identificabili dall’1 al 10.

Nel 1904 i numeri erano assegnati partendo dall’attaccante (1) per arrivare al portiere (11). Nel 1922 l’Australia sempre in tour vestiva dall’1 (portiere) al 16 dell’ultima riserva. Ma un documento testimonia come nella partita contro Taranaki a New Plymouth gli australiani giocarono senza numeri assegnati ma i loro avversari con quelli dal 17 al 27. Ma c’è una precisazione importante: sempre nel 1922 i giocatori australiani vestirono le maglie numerate assegnate in ordine alfabetico. Questa curiosità ci porta agli anni 70 sempre del secolo scorso con quella che sembrava una curiosa stravaganza ai mondiali 1974, 1978 e 1982 da parte i Olanda (le prime edizioni) e Argentina (le ultime due). Quelle nazionali avevano scelto di assegnare i numeri di maglia in rigoroso ordine alfabetico per i 22 convocati: per questo i portieri Ubaldo Fillol vestiva il 5 e quello olandese Jan Jongbloed l’8. Unica eccezione Johan Cruyff con il 14 e Diego Armando Maradona con il 10. Ma anche la nazionale italiana assegnava i numeri di maglia in ordine alfabetico suddivisi però per ruoli, con i portieri che avevano fissi l’1, il 12 e il 22.

In Inghilterra ci prova l’Arsenal, ma solo dal 1939 si adotta la numerazione di maglia

Torniamo in Australia perché la storia si incrocia con il calcio inglese. La prima squadra con i numeri assegnati ai giocatori è l’Arsenal contro lo Sheffield Wednesday, il 25 agosto 1928 in un match di League Division One. Ma lo stesso giorno giocò in League Two anche il Chelsea con maglie numerate contro lo Swansea Town. In tutti e due i match però solo Arsenal e Chelsea vestivano maglie numerate, gli avversari no. L’allenatore dei Gunners, il mitico Herbert Chapman, da tempo stava provando in allenamento e partite amichevoli l’esperimento delle maglie assegnate con i numeri. Nel rugby anche in Inghilterra si usavano già da tempo, ma il calcio era impermeabile al cambiamento.

A questo punto entra in gioco Tom Whittaker, assistente di Chapman all’Arsenal. Come Gunner giocò nel 1925 in un tour in Australia contro squadre e rappresentative con maglie numerate. A causa di un brutto infortunio finì anche la sua carriera da giocatore e iniziò quella di assistente. E si arriva al 1933, anno in cui l’Arsenal gioca contro il Rapid Vienna in amichevole con le maglie numerate e in Inghilterra si gioca anche la finale di FA Cup tra Everton and Manchester City. Nel match dell’anno si gioca con le squadre numerate: dall’1 all’11 l’Everton; dal 12 (attaccante) al 22 (portiere) il Manchester City. I giocatori non avevano maglie con il numero cucito, ma solo una grande pezza con il numero che veniva appuntata prima della partita. Cosa abbastanza comune negli anni 30 e questo perché i numeri dovevano corrispondere ai programmi di presentazione delle partite distribuiti in tribuna. Ma il problema numeri era sul tavolo e bisognava risolverlo. E tra il 1938 e il 1939 la Football Association inglese fa passare la nuova regola nonostante l’avversione della Football League. Dopo varie discussioni, chi proponeva le numerazioni dal 2 all’11 e chi dall’1 al 10 ma solo per i giocatori di movimento, dal 1939 i numeri di maglia diventano obbligatori nel campionato in Inghilterra e poi via via nei vari campionati in giro per l’Europa e nel mondo con la Fifa che stabilisce l’assegnazione dei numeri dall’1 al 22 ai giocatori delle nazionali alla fase finale del mondiale in Brasile nel 1950. Quelli del Maracanazo e del Brasile con la maglia bianca “maledetta” che non sarà mai più usata… ma quella è un’altra storia!

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