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Tutto quello che devi sapere sulla maglia dei Toronto Raptors

“Non dobbiamo avere ancora questa maglia tra 25 anni”, disse John Bitove nel 1993. Così nasce una rivoluzione nella Nba

I Toronto Raptors sono una franchigia del campionato di basket Nba fondata nel 1995. In 25 anni di storia hanno infranto diversi record: l’ultimo è la vittoria del titolo 2019, unica squadra non Usa a conquistare le Finals. Ma ci sono altre storiche rotture soprattutto nello status quo delle divise: per una generazione di tifosi i loro colori, il loro logo con il “dino” e le vistose canotte sono dei ricordi d’infanzia indelebili.

Per noi italiani i Raptors sono la squadra con la quale Vincenzo Esposito è stato il primo connazionale a mettere a referto dei punti in Nba. Senza scordare Andrea Bargnani, primo europeo scelto con il numero uno al draft del 2006, poi raggiunto da Belinelli per la prima coppia tricolore nella Nba. E giocatori come Vince Carter o Chris Bosh, che hanno infiammato l’entusiasmo degli amanti del basket.

Un cenno storico: la nascita del progetto franchigia risale al 1993 con l’espansione della lega in Canada a Toronto e Vancouver. Per l’Ontario si mette insieme una cordata capeggiata dal businessman John Bitove con un budget di 125 milioni di dollari. Una mossa vincente e premiata dalla Nba: dopo 48 anni (gli Huskies hanno giocato una sola stagione nel 1946-47) una nuova squadra di basket è pronta per giocare a Toronto. Il sito SB Nation mette in fila un po’ di curiosità sui colori, logo e maglia dei Toronto Raptors. Se siete curiosi leggete le prossime righe perché ci sono notizie interessanti.

1995, l’Nba sbarca a Toronto con i Raptors

A proposito del nome per la nuova franchigia, la strada percorsa è quello del concorso: i futuri tifosi dovevano proporre e poi scegliere il nome della squadra. Si parte con le proposte dal pubblico e ne arrivano a migliaia. I nomi per l’ultimo giro di votazioni telefoniche sono: Beavers, Bobcats, Dragons, Grizzlies, Hogs, Scorpions, T-Rex, Tarantulas e Terriers. A Bitove piace parecchio T-Rex, ma è un naming parecchio complesso e poco immediato. Su questo tema interviene il figlio Brett, che discutendo con il padre chiede:

Papà, perché non ti piace Raptors?

Brett Bitove

Bingo! A quale bambino non piacciono i dinosauri in un momento dove i cinema di tutto il mondo sono invasi dalla pellicola Jurassic Park? E senza farla troppo difficile come sui libri di storia con i T-Rex. La proposta Raptors viene aggiunta alla lista e si inizia a disegnare qualche mock up dei loghi con le possibili combinazioni. Alla votazione vince a mani basse Raptors (che era in testa fin dai gruppi demoscopici) e quindi dopo i cani husky è la volta dei dinosauri. Se questa storia vi sembra di averla già sentita andate indietro nel tempo fino al 1966: a Chicago il figlio di Dick Klein, proprietario della neonata franchigia di espansione a Chicago, propone di chiamare la squadra Bulls vedendo il padre in preda a un esaurimento nervoso in cerca di un nome.

Vogliamo realizzare la happy meal delle maglie Nba

John Bitove Jr

Questa la richiesta di Bitove nel 1993 al capo dei creativi Nba Tom O’Grady. Non male come inizio e decisamente controcorrente come proposta: scartato lo storico nome torontoniano degli Huskies con i colori bianco e blu, John Bitove rifiuta anche lo stereotipo canadese della foglia d’acero. Lo scopo della stagione inaugurale è piacere ai bambini, alle loro mamme e ai neo canadesi perché “quelli vecchi hanno già l’hockey con i Meaple Leaf”. La richiesta è sfornare qualcosa che combinasse il meglio di due mondi come Disney e McDonald’s. La maglia era la scatola colorata dove trovare il regalo, cioè la mascotte e logo della squadra. Voleva vendere il suo nuovo marchio a Toronto come a Pechino, voleva qualcosa di internazionale: “Saremo in vendita nei 5 continenti e in 40 paesi del mondo nel giro di 48 ore dalla presentazione”.

Il lavoro di O’Grady parte dallo studio del logo degli Charlotte Hornets, una delle franchigie di espansione Nba nel 1988 (insieme a Orlando Magic, Miami Heat e Minnesota Timberwolves) con un’identità visiva che strizza l’occhio al mondo dei cartoon e amato dai tifosi più giovani. Senza dimenticare l’uso del colore teal (verde acqua) che, grazie alla squadra di Charlotte, è ormai sdoganato nel mondo dello sport. Una grossa mano arriva dell’evoluzione tecnologica, che prevede la stampa sublimatica delle maglie osando combinazioni di colori e design innovativi senza ricorrere alla cucitura a mano dei loghi.

C’erano un sacco di cose da imparare dal logo degli Charlotte Hornets e dal lavoro fatto sull’identità della franchigia

Tom O’Grady

Il primo logo realizzato da Tom O’Grady è subito apprezzato dal board dei Toronto Raptors, ma i colori sono il verde acido, il viola e un colore simile al bronzo. Troppo estremi (da adulti) per Bitove, che fa una parziale retromarcia e chiede di usare il rosso e il nero (i colori nazionali dello sport in Canada) e sostituire il color bronzo con una tonalità di argento chiamata “Naismith silver” in onore a James Naismith, il canadese che ha inventato il gioco del basket.

Courtesy John Bitove Jr (via globalnews.ca)

Si passa al capitolo maglie e dal documento fotografico qui sopra capiamo subito che il fornitore tecnico è Starter (sono proprio gli anni che l’Nba ha diversi fornitori e non lo sponsor unico) anche se poi le prime maglie saranno realizzate da Champion. La richiesta è in tono con quella del logo: qualcosa che sia fuori da qualsiasi logica e catalogo commerciale, completamente diversa dalla classicità dei Meaple Leaf. “Tanto mica dobbiamo tenere queste maglie per i prossimi 25 anni”, dice Bitove a O’Grady. Che si mette al lavoro e sforna un capolavoro: maglia viola, dinosauro rosso, pinstripe zig zag, insegna argentata e impronta del sauro sui pantaloncini.

Courtesy Tom O’Grady (via globalnews.ca)

Mostrata per la prima volta in tv il 24 maggio 1994, la divisa è un successo da 20 milioni di dollari in un solo mese. E i Raptors, senza ancora scendere in campo, diventano la settimana franchigia Nba per incassi dal merchandising nel 1994-95. Questa divisa passa alla storia come la “maglia Barney” con riferimento al personaggio dei Flintstones, il cartoon sugli antenati di Hanna-Barbera. Commentando a posteriori questo successo John Bitove dice:

È dura abbracciare una foglia d’acero; più semplice abbracciare un dinosauro

John Bitove Jr

Ma la storia della franchigia più innovativa e irriverente della Nba non è una storia di successo sportivo e vittorie: alla fine degli anni novanta arriva il momento per Bitove di vendere il suo pacchetto di azioni e uscire dai Raptors. Nelle successive stagioni spariscono il dinosauro, spariscono il colore viola e la franchigia diventa sobria nella sua combinazione di rosso, nero e argento con lo slogan “We the North”. Sono gli anni della maturità.

Nelle stagioni si alternano le maglie speciali per ricordare gli Huskies (bianca e blu), il giorno di San Patrizio (verde), il capodanno cinese (con ideogrammi) e l’esercito canadese (camouflage). Si rimane però sempre distanti dalle maglie della fondazione, quelle con il “dino”.

Le cose vanno e vengono, ma quella è la maglia più amata di sempre

John Bitove Jr

Nel 2019 arriva anche la vittoria del primo titolo Nba. E nei festeggiamenti per le strade di Toronto ricompaiono le vecchie canotte, magliette e felpe viola con il dinosauro. Anche il rapper Drake, neo canadese nato a Toronto nel 1986 da genitori marocchini, confessa il suo amore per quelle maglie dei Raptors che vestiva da bambino tutti i giorni. Così il fornitore unico Nike torna, in questa stagione interrotta dalla pandemia per il Covid-19, a proporre la throwback celebrativa dei primi campionati. Ed è subito nostalgia.


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