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Storia di Allen Iverson, giocatore per 2 maglie

Quella numero 3 da basket e 10 da football americano: Iverson ha cambiato la storia anche con la “manica”

Nome e cognome: Allen Ezail Iverson. Professione: giocatore di basket. Passione: il football americano. Segni particolari: perdente di successo, icona sportiva degli Anni 90 e 2000. Iverson entra nella Hall of Fame del basket di Springfield insieme ad altre nove persone il 9 settembre 2016. Tra le glorie di sono anche Shaquille O’Neal, Yao Ming e Jerry Reinsdorf (proprietario dei Chicago Bulls).

Ci sono un paio di curiosità su Allen Iverson che riguardano maglie e accessori. La più clamorosa è quella che lo vede negli anni del liceo nella doppia veste di playmaker nella squadra di basket e quarterback in quella di football nella scuola pubblica di Bethel a Hempton, in Virginia. Vincendo entrambi i campionati statali e il doppio titolo di MVP.

Allen Iverson, aka The Answer, nasce nel 1975 a Hampton (Virginia) e cresce in una situazione familiare molto disagiata: madre 15enne e abbandonata dal padre che non ha mai conosciuto. Altre due sorelle, una delle quali malata e bisognosa di cure, il bisogno di portare soldi a casa e figure maschili che entrano in casa sua quando escono di prigione. Lui stesso nel 1993 rimane coinvolto in una rissa e sconta 4 mesi in carcere (inizialmente sono 5 anni, ma viene graziato).

A solo 10 anni è una star del football e gioca a basket in inverno per tenersi in allenamento. Sul parquet con la maglia numero 3, sul prato con quella numero 10. Il suo obiettivo è l’Università di Notre Dame a South Bend, Indiana.

Era un giocatore di football molto migliore di quanto lo fosse nel basket. Molto, molto migliore. Parlavamo di Notre Dame tutte le volte. Era il nostro sogno. Guardavamo i Fighting Irish alla tv ogni sabato. Non si era mai pensato potesse giocare in Nba, doveva andare nella Nfl

Gary Moore, agente

Si iscrive a Georgetown dopo che i suoi problemi con la giustizia gli chiudono molte porte. Non nel football, ma nel basket. Diventa un giocatore degli Hoyas. Ma Notre Dame gli rimane sul gozzo.

Amavo quegli elmetti dorati. Sarei andato a fare il quarterback, poi sarebbe stata Nfl sperando nei Dallas Cowboys

Allen Iverson

Due anni al college e poi la Nba con un’uscita, concordata con il suo coach, per iniziare a portare a casa dei soldi per curare la sorella e mantenere la sua famiglia visto che nel frattempo diventa padre. Nel Draft del 1996 viene scelto con Kobe Bryant, Ray Allen, Stephon Marbury e Steve Nash.

Allen Iverson è l’unico giocatore sotto i 6 piedi di altezza (183 cm) a superare i 20 punti di media in carriera (26.7 punti). È stato 11 volte All Star, 4 volte Mvp e top-scorer. Nel 2001 trascina i suoi Philadelphia 76ers alle Finals nella serie vinta 4-1 dai Los Angeles Lakers. Curiosità. Quei Lakers persero solo una partita nei playoff: contro i 76ers di Iverson.

Seconda curiosità: non ha mai vinto un titolo Nba, ma ha “inventato” la moda della manica da basket. Andiamo ancora al 2001, più precisamente al 21 gennaio come ricorda il New Yorker: Allen Iverson inizia a indossare una manica aderente da basket che veste dal polso quasi fino all’ascella. Lo fa per curare una borsite al gomito destro su consiglio del coach Lenny Currier.

L’allenatore per dare sollievo alla sua superstar infortunata si “inventa” un rimedio ortopedico negli spogliatoi: prende una calza medica elastica (tipo quella che si usano negli ospedali per evitare la trombosi) e la taglia della lunghezza del braccio di Iverson. “Pensavo di aiutare un giocatore infortunato, ma dovevo brevettare la mia idea”, scherza ora Currier.

Quella notte, il 21 gennaio 2001, Allen Iverson mette a referto 51 punti. Nel resto della stagione viaggia a oltre 35 punti di media e porta la sua squadra alle Finals. L’accessorio diventa di moda: Iverson non toglie più la gomitiera da basket per tutta la carriera. Mentre giocatori altri iniziano a indossarla: Ray Allen, Vince Carter, Russell Westbrook, Carmelo Anthony, Dwight Howard, John Wall, Kyrie Irving, Dwyane Wade, Kobe Bryant e LeBron James. In tempi più recenti anche Marco Belinelli.

La leggenda racconta anche che David Stern abbia influenzato nella scelta di renderlo un accessorio tollerato nel dress- code per via di un tatuaggio di Iverson: uno spaventoso teschio con l’elmetto militare che non piaceva al commissioner Nba dell’epoca. Che dopo Dennis Rodman ha visto con Allen Iverson e coetanei l’impennata dei tattoo sui parquet americani.

Nel 2008 la gomitiera da basket è l’accessorio più venduto con il marchio Nba. Nel 2015 ben il 65% dei giocatori veste un accessorio a compressione muscolare nel campionato Usa: addirittura 14 giocatori indossano una doppia coppia di gomitiere e tights (i tre più famosi: Carmelo Anthony, Dwight Howard e Nerlens Noel).

Tendenza seguita anche in Eurolega e nei campionati nazionali in giro per il mondo. Nike ha preparato una divisa da basket per le nazionali Usa per le Olimpiadi di Rio 2016 strutturata proprio sull’abbigliamento a compressione da indossare sotto maglia e pantaloncini. E da quando lo Swoosh è diventato sponsor tecnico della lega c’è stato un boom di accessori performance come maniche e pantaloni a compressione.

(prima pubblicazione 5 aprile 2016 con il titolo Nba, gomitiera da basket: la storia di Allen Iverson)

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Di Marco Scurati

Ho aperto il blog "Ama la Maglia" nel 2010. La maglia del cuore? Quella della Danimarca ai Mondiali di calcio 1986.

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