Maglie Serie A, Lazio e altre bandiere degli Anni 80

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La novità dell’anno in Serie A è il ritorno della maglia bandiera della Lazio che potrebbe aprire una clamorosa operazione nostalgia degli Anni 80.

Il ritorno della maglia bandiera della Lazio ha aperto il cassetto della memoria sulle divise della Serie A degli Anni 80. Operazione già provata da Nike con la Juventus: la maglia away 2013-14 gialla con pantaloncino blu richiamava quella dei trionfi europei dei primi Anni 80 (e il bordino bianconero per colletto e maniche quelli di fine Anni 70 abbinati alla divisa di riserva blu).

Con la maglia per festeggiare i 115 anni il binomio Lazio e Macron ha però spostato l’asticella in alto. Non solo ispirazione, ma vera e propria celebrazione della Serie A degli Anni 80. Prendiamo i punti cardine dell’operazione nostalgia che spiegano anche i motivi del successo e se vogliamo anche del declino del nostro calcio (specchio di quello del Paese).

L’Italia degli Anni 80 si specchia nella maglie della Serie A

Parliamo di una Serie A con format a 16 squadre (meno partite e più intense) giocato unicamente allo stesso orario domenica pomeriggio. Appuntamento fisso per i tifosi: nessun anticipo o posticipo o campionato spezzatino. In poche parole coinvolgimento che diventa abitudine.

Gli Anni 80 portano alla ribalta le novità degli sponsor sulle maglie che dai primi Anni 70 hanno preso piede dalla Germania in tutti gli altri campionato europei: prima il marchio del produttore tecnico e poi lo sponsor di maglia. Una rivoluzione da far digerire ai tifosi che proprio nella maglia vedevano un simbolo di purezza del loro tifo.

E’ evidente che il mix tra la necessità economica e quella di facciata per tenere calmi i tifosi hanno portato a un grande lavoro di integrazione dei marchi per togliere l’idea di “sporcare” la maglia della squadra del cuore. Per farlo le squadre si sono affidate a marchi di sportswear italiano con idee molto all’avanguardia per il tempo e con Dna nel mondo della moda.

Pensiamo alla maglia bandiera della Lazio prodotta da Ennerre che ai tempi vestiva la maggior parte delle squadre italiane tra Serie A e Serie B. Il disegno dell’aquila stilizzata è nato dalla creatività di ma realizzato dagli stiliti del marchio a Pescara. Prima ancora il marchio Pouchain per la maglia ghiacciolo della Roma e lo stemma disegnato Piero Gratton: primo progetto di marketing e merchandising studiato a tavolino per il calcio italiano su esempio di quello Usa.

Ma anche il Milan dei primi Anni 80 con la maglia dello sponsor tecnico Linea Milan in collaborazione con l’azienda marchigiana Pooh Jeans, che per prima ha intuito la potenzialità del co-branding (oltre al Milan anche le caramelle Charms). L’Ascoli firmato dallo sponsor Pop 84 dei fratelli Remo e Tonino Perna con sede in Molise. Ma anche la Fiorentina con il giglio alabardato lo sponsor tecnico e di maglia J.D.Farrow’s rivoluzionò lo schema cromatico (maglia e pantaloncini viola bordati di rosso) poi reso elegante dalla onnipresente Ennerre (maglia viola fasciata di bianco).

Andiamo in Friuli dove l’Udinese aveva il fuoriclasse brasiliano Zico che vestiva una maglia bianca con palo centrale nero prodotta dal marchio veneto Americanino di Gegè Schiena. Siamo nel 1984. Nel giro di una stagione evolve anche il look che abbandona il design in stile Ajax per un’iconica maglia sbarrata in diagonale con lo sponsor Diadora.

Novità anche per l’Hellas Verona che con lo sponsor adidas (non molto in voga tra le big negli Anni 80) si presenta con la prima maglia pinstripe blu con righine gialle (e viceversa per la seconda muta). Vince lo scudetto storico del 1985 portando alla ribalta il suo stemma romboidale con due mastini.

Senza dimenticare le tante squadre di provincia o delle serie minori che avevano maglia con design davvero particolari e innovativi (penso alla maglia alabarda della Triestina chiamata cocal, cioè gabbiano).

Le maglie della Serie A e i trionfi italiani degli Anni 80

L’operazione nostalgia della Lazio con la maglia bandiera ci riporta a tempi diversi. Lontani, lontanissimi anche se appena 30 anni fa. Un altro calcio più legato al territorio dove la voce del padrone la facevano i marchi della moda giovane e di consumo e dove anche i brand sportivi avevano un occhio fashion. I marchi con Dna sportivo come adidas, Puma, Umbro, Admiral, Pony, Patrick, Hummel erano in secondo piano rispetto alle italianissime Ennerre o Robe di Kappa.

Ricordate la stagione 1989-90? Si chiude con tre trionfi italiani nelle coppe europee: Milan nella Coppa Campioni, Sampdoria nella Coppa delle Coppe e Juventus nella Coppa Uefa. Cosa unisce i tre successi? Il marchio Robe di Kappa che era lo sponsor tecnico di tutti e tre i club italiani. E’ il sipario sugli Anni 80 del calcio e del primato della Serie A. Dopo i Mondiali di Italia 90 si volta pagina: il calcio diventa business mondiale e sponsor globali. L’Italia rimane indietro e arranca senza riuscire a recuperare il vuoto con il resto del mondo. Una storia già sentita e che sentiamo tutti i giorni. Non solo quando si parla di calcio.

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